Il Vangelo del Matrimonio de Carlo Caffarra
Comentário inicial por
Rawy Chagas Ramos
O texto Il Vangelo del Matrimonio de Carlo Caffarra oferece uma profunda reflexão sobre o significado espiritual e humano do matrimônio, ancorado nos ensinamentos bíblicos e na visão cristã. Através de uma abordagem que une teologia, filosofia e psicologia, Caffarra desdobra o conceito de matrimônio em três partes principais, explorando a ideia de que o casamento é uma instituição divinamente inspirada, destinada a refletir a comunhão entre Cristo e a Igreja, e entre os seres humanos como imagem de Deus.
A Revelação de Deus sobre o Matrimônio: Caffarra começa com a premissa de que o matrimônio não é uma invenção humana, mas um desígnio divino, enraizado na própria criação do homem e da mulher. Ele argumenta que a essência do matrimônio foi estabelecida por Deus no momento da criação, destinada a ser uma união íntima que reflete a comunhão com Ele. Através da análise das Escrituras, especialmente o Gênesis, Caffarra destaca a dignidade sublime da pessoa humana, a experiência fundamental da solidão, e a chamada para a comunhão através do dom de si mesmo, fundamentos estes que preparam o terreno para entender o matrimônio como uma realidade sagrada.
Conclusão
Caffarra encerra com um apelo à confiança no amor misericordioso de Deus, lembrando aos casais que a verdadeira participação na vida eterna vem através da abertura para ser amado por Deus. Este amor é a base sobre a qual o matrimônio deve ser construído, garantindo que, mais do que um contrato humano, seja uma verdadeira comunhão de vida e amor, espelhando o amor divino.
Trata-se, enfim, de uma reflexão mais profunda sobre a riqueza e profundidade do matrimônio cristão, desafiando os leitores a reconhecerem o valor e a beleza deste sacramento como um caminho de santidade, comunhão e amor genuíno.
IL VANGELO
DEL MATRIMONIO
Carlo Caffarra
“Oggi
si è compiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” (Lc
4,21). Come sapete, secondo Il Vangelo di Luca, Gesù inizia Il suo ministero
pubblico con queste parole. La Scrittura, la Rivelazione di Dio e dei suoi
progetti sull'uomo, si realizza nella parola e nell'agire di Gesù. Egli non è
venuto a “commentare” la Scrittura: è venuto a realizzarla. Realizzarla dove,
come, per chi? in e per coloro che ascoltano. La Scrittura si compie proprio
oggi e negli occhi orecchi di chi ascolta.
Abbiamo
già così individuato i tre tempi fondamentali della nostra riflessione. Esiste
una Scrittura, esiste una rivelazione di Dio sul matrimonio. Esiste Il
compimento della Scrittura: Cristo compie la rivelazione di Dio sul matrimonio.
Esiste un luogo in cui questo compimento accade: l'obbedienza di fede degli
sposi.
1. La rivelazione di Dio sul matrimonio
Quando
un uomo e una donna si sposano, essi sono portati a pensare che essi dovranno
per così dire, “inventare” il loro matrimonio. In realtà, e più profondamente,
il loro matrimonio, il matrimonio è già stato inventato. La loro decisione di
sposarsi li introduce in un “mistero”, in una realtà che Dio stesso ha pensato.
Quando? Nel momento stesso in cui Dio ha creato l'uomo e la donna. Il
matrimonio nasce nel momento stesso in cui Dio ha creato l'uomo e la donna. Il
matrimonio nasce nel momento stesso in cui Dio decide che l'uomo sia creato
“maschio e femmina”. Dobbiamo meditare profondamente la pagina della Genesi,
prima ed originaria rivelazione di Dio sul matrimonio. È a questo “principio”
che Gesù stesso si richiamerà. Esso e costituito da tre esperienze fondamentali
che ciascun uomo, ciascuna donna ritrova nel proprio cuore, di cui non ha perso
la memoria e la nostalgia.
La
prima esperienza e l'esperienza della sublime dignità della persona umana: “non
si e trovato un aiuto simile a lui”.
Che
cosa significa? La persona umana, nell'universo visibile, non è equiparabile a
niente. È vero: l'uomo va a cercare fra gli altri essere viventi qualcuno, ma
non lo trova. Egli può solo imporre Il nome, cioè dominare le altre creature.
Egli è solo: solo perché tutto ciò che esiste è meno che la persona. L'uomo è
qualcuno, non qualcosa. Ed essere qualcuno e infinitamente più che essere
qualcosa. Donde deriva all'uomo questa sublime dignità? Dal suo essere creato
“ad immagine e somiglianza di Dio”. Solo la persona umana, nel nostro universo
visibile, è collocata di fronte a Dio. Voluta per se stessa e chiamata alla
Alleanza col Signore. Ma è proprio questa coscienza che la persona umana ha
della sua unicità, che produce un'esperienza di solitudine. Questo fatto, la
solitudine della persona umana, “non è bene”. Fate attenzione: la parola di Dio
non dice che l'uomo e un male.
Niente
di ciò che Dio crea, è male. La parola di Dio dice che nella solitudine è a
causa della sua solitudine, la persona umana non può raggiungere la pienezza
del suo essere, la piena perfezione di se stesso. Per capire bene questo punto,
dobbiamo ancora una svolta ricordarci del significato della solitudine
originaria in cui vive l'uomo. Non si tratta della descrizione di un fatto,
diciamo numerico: l'uomo è solo perché non ne esiste che uno. Fossero in due,
in tre... non sarebbero soli. Non è questo Il significato originario della
nostra solitudine.
L'uomo
è solo perché possiede, come persona, una tale sublime dignità da non trovare
niente nella creazione con cui dialogare. E questa impossibilita che impedisce
alla persona di realizzarsi compiutamente: è questa impossibilita che è
giudicata un male. Ed è a questo punto che alla persona umana è dato di vivere
un'altra fondamentale esperienza.
La
seconda esperienza è l'esperienza della comunione nel dono di sé. In che modo
Dio, nella sua creazione, toglie Il male della solitudine in cui vive la
persona? Se riflettiamo un momento, due erano i modi possibili. Si poteva far
uscire l'uomo dalla sua condizione di solitudine, spegnendo la sorgente da cui
sgorgava la coscienza del suo essere solo. È la coscienza della sua dignità,
della sua singolare preziosità. L'uomo esce dalla sua solitudine, dimenticando
se stesso, rinunciando alla sua dignità per confondersi colle cose. Dio non
poteva indirizzare l'uomo su questa strada: sarebbe stato rinnegare la sua
creazione. Egli ha scelto un'altra strada: ha creato la donna. Ha creato cioè
un'altra persona umana, tale che i due potessero vivere una comunione, e così
superare la loro originaria solitudine. Notate bene: Dio non crea un altro
uomo, crea una donna. Cerchiamo di penetrare profondamente nel mistero della
creazione della donna. È ovvio che creando la donna, Dio crea un'altra persona
umana. Al riguardo, la Rivelazione non lascia dubbi: la stessa sublime dignità,
la stessa singolare preziosità. Senza questa condizione l'esperienza della
comunione sarebbe impossibile. Tuttavia, la donna non è come l'uomo e l'uomo
non è come la donna. Ogni tentativo di togliere questa diversità, rende
ugualmente impossibile la comunione, impoverisce tutta la creazione. Ma che
cosa significa tutto questo? Significa che l'uomo è “fatto” in modo tale da
essere destinato alla donna e la donna e “fatta” in modo tale da essere destinata
all'uomo. Come possiamo esprimere questo destino dell'uomo e della donna? Con
due grandi parole: reciprocità-comunione. Reciprocità: è quella dimensione
dell'essere-uomo dell'essere-donna in forza della quale l'uno non è solo
chiamato ad essere con l'altro, ma anche e soprattutto per l'altro. Questa
chiamata (vocazione) si imprime e si inscrive nella struttura stessa spirituale
e psicofisica dell'uomo e della donna: nel suo spirito, nella sua psiche, nel
suo corpo. Ed abbiamo così incontrato Il mistero della sessualità umana. Essa è
il linguaggio che esprime questa reciprocità: ritorneremo più avanti su questo
punto. La reciprocità è la dimensione sponsale della persona umana. Comunione:
la realizzazione di questa reciprocità non può essere che nel dono dell'uno e
dell'altro. Proviamo a pensare come una persona può appartenere all'altra. Può
forse appartenere come una cosa appartiene al proprietario? Certamente no.
Questa appartenenza distrugge quella dignità della persona di cui ho già
parlato, c'è un solo modo di appartenersi: donare liberamente se stesso/a
all'altro/a ed accogliere in se questo dono. Ebbene, la reciproca appartenenza
fondata dal dono di sé si chiama comunione interpersonale. La parola di Dio usa
un'espressione fortissima: due in una sola carne. Non sono più due, ma uno
solo. È questo Il modo con cui Dio ha portato a compimento la creazione della
persona umana: la comunione nel dono totale di sé. Ma come è possibile che si
realizzi questa comunione? È possibile perché (e fino a quando) è dato all'uomo
e alla donna di vivere un'altra fondamentale esperienza.
La
terza esperienza è l'esperienza della nudità originaria. È questa un'esperienza
molto profonda ed unica. Ho parlato di comunione fra l'uomo e la donna; ho
detto che c'è un solo modo di realizzarla, Il dono di sé. Proviamo ora a
chiederci (e lo chiediamo alla Scrittura): a quale condizione fondamentale può
realizzarsi questa comunione? La Scrittura ci risponde in un modo abbastanza
enigmatico: la condizione della “nudità originaria”. È necessario scrutare
attentamente questo punto. E lo facciamo cominciando dal descrivere
un'esperienza molto umana: l'esperienza del pudore. II pudore è la difesa della
dignità della propria persona da uno sguardo che la può violare. È qualcosa di
molto profondo. La persona umana non ha il corpo: è Il suo corpo. Essa si esprime,
si rende visibile attraverso Il suo corpo: il corpo e la persona stessa che si
mostra. Pensate a che cosa è il volto in una persona. Quando abbiamo parlato
della prima esperienza, abbiamo parlato della profonda coscienza che l'uomo ha
della sua dignità, del suo essere qualcuno e non qualcosa. È questa coscienza
di appartenere a se stesso: nessuno può entrare in questo santuario. Quando si
decide di non appartenere più a se stessi? Quando si decide di fare dono di sé
all'altro/a.
È la
rivelazione-dono di se che può essere fatto perché accoglie il dono come il
bene più grande: i due possono vedersi, senza che la loro dignità sia violata e
la loro bellezza sia deturpata. Quando fra un uomo e una donna si stabilisce
questa reciproca contemplazione spirituale della bellezza unica della loro
persona, quando “i due sono nudi e non ne provano vergogna”, allora può
accadere il miracolo del dono di sé che è la comunione coniugale. Brevemente:
la condizione fondamentale della comunione reciproca è la contemplazione piena
di stupore e di venerazione che l'uomo fa della donna e la donna dell'uomo,
stupore e venerazione che precisamente fioriscono nel dono reciproco.
Abbiamo
concluso il primo tempo della nostra meditazione, la nostra domanda era: come
Dio ha pensato Il matrimonio? Lo ha pensato come mistero di comunione totale
fra l'uomo e la donna, costituita dal dono di sé stessi.
2. “Oggi si e compiuta questa Scrittura”
Quando
l'uomo e la donna sentono la Scrittura che parla del matrimonio, sono sempre
tentati di pensare che Essa non stia parlando del loro matrimonio. Pensano che
stia parlando di un matrimonio ideale che non è il matrimonio reale. Insomma
sono sempre tentati di pensare che ciò che dice la Scrittura non sia vero.
Ed,
infatti, nel corso della loro storia hanno sempre cercato di “correggere”
questa visione, di renderla più attenta alle reali condizioni dell'uomo. E così
al matrimonio fondato sulla comunione del dono si sostituì Il matrimonio
fondato sul contratto a termine o su altro. Ora, questo, è precisamente ciò che
Gesù dice agli sposi: “Oggi si è compiuta questa Scrittura”. Oggi: nel
quotidiano vivere di ogni sposo e di ogni sposa con i loro entusiasmi e le loro
stanchezze, nella prova e nella gioia, nella fedeltà e nel tradimento. Si è
compiuta: Gesù non è come gli scribi e i farisei di ieri e di oggi e quindi non
si limita a spiegare, a commentare la Scrittura. Egli la attualizza. Questa
attualizzazione non consiste nell'adattarla al proprio tempo (come Mosè aveva
fatto al suo), ma nel “renderla attuale” cioè nel metterla in atto. Questa
Scrittura: quale Scrittura? La Scrittura del matrimonio, ciò che Dio ha pensato
del matrimonio Il Suo divino disegno sul matrimonio.
In
questo secondo tempo dobbiamo fare quello che fecero i pastori nella notte di
Natale: andiamo e vediamo questo evento che è accaduto. Quale Evento? Oggi si è
compiuta questa Scrittura.
2.1.
Partendo per così dire dal basso, possiamo dire che Cristo ha compiuto questa
Scrittura del matrimonio, liberando l'uomo e la donna da ciò che impediva loro
di vivere Il matrimonio. Che cosa? La durezza del cuore. La Tradizione della
Chiesa ha chiamato questa durezza con un nome: concupiscenza.
Per
capire di che cosa stiamo parlando, possiamo partire dalla descrizione di
un'esperienza molto comune.
Noi
possiamo volere qualcosa in tre modi molto diversi fra loro. Noi possiamo
volere qualcosa perché ci serve, perché ci è utile: vogliamo in questo modo
tutti gli oggetti di cui possiamo avere bisogno nella nostra vita. Se noi
acquistiamo un'automobile è perché essa ci serve: se noi comperiamo una casa è
perché essa ci è di necessaria e così via. Noi pero possiamo volere qualcosa
perché ci piace, perché ci procura piacere. Non sempre questo secondo modo di
volere qualcosa coincide col primo: ci sono cose piacevoli ma non solo non sono
utili ma sono dannose. Infine c'è un terzo modo di volere, molto diverso dai
primi due e più difficile da spiegare. Mi servo di un esempio. Quando si
costruisce una casa, bisogna fare Il tetto. E la ragione è evidente. Quando
costruirono la basilica di S. Pietro, fu necessario costruire anche Il tetto.
Ma era necessario fare la cupola? Certamente no. Anzi era molto più costosa,
meno utile, più difficile; meno piacevole. Che cosa mosse allora il Papa,
Michelangelo a volere la cupola? La sua bellezza. Essa meritava di essere
voluta non a causa della sua utilità o piacevolezza: meritava di essere voluta
per sé stessa.
Dunque:
tu puoi volere qualcosa perché ti è utile: puoi volere qualcosa perché ti
piace; puoi volere qualcosa semplicemente perché merita di essere voluto, per
sé stesso ed in sé stesso.
Fra
i primi due modi di volere ed Il terzo esiste una differenza essenziale. Mentre
nei primi due modi, in realtà la persona vuole se stessa è come ripiegata su sé
stessa, non esce alla fine da sé stessa nel terzo modo la persona vuole
l'altro, è come estasiata dalla bellezza dell'altro, dal suo valore proprio.
Teniamo
presente questa nostra esperienza e ritorniamo a parlare di noi stessi. Noi
possiamo istituire un rapporto con un'altra persona in uno dei tre modi
suddetti. Ma non parliamo in generale, parliamo del rapporto uomo-donna. Anche
tale rapporto può configurarsi nei modi predetti. Esso può configurarsi come
rapporto nel quale l'uno intende fare uso dell'altro per proprio godimento. La
persona dell'altro è vista come ciò che può soddisfare Il mio desiderio. Gesù
nel discorso del monte descrive questo modo di guardare l'altro “guardare con
desiderio”. È lo sguardo che degrada la persona dell'altro, abbassandola dalla
dignità di persona ad essere un oggetto di possibile uso: cessa di essere
qualcuno e diventa qualcosa. Si costituisce così un rapporto dominato da una
logica perversa, diabolica. L'uno cerca di usare l'altro, di dominare l'altro
per proprio piacere. Alla comunione nel dono si sostituisce Il dominio per
l'uso: all'oblazione reciproca si sostituisce Il possesso. Uno dei segni più
inequivocabili di questa sostituzione è la separazione del corpo proprio ed
altrui dalla persona. Ho detto prima che Il corpo è la stessa persona che si fa
visibile. Quando in un rapporto uomo-donna alla logica della comunione nel dono
si sostituisce la logica del dominio per l'uso, Il corpo dell'altro non è più
visto nel suo essere la persona dell'altro. Non è più un corpo-persona; è un
corpo-oggetto, messo a mia disposizione. È ciò che la S. Scrittura chiama
l'impurità: quell'attitudine e quel comportamento che non glorifica più Dio nel
proprio ed altrui corpo. S. Paolo usa parole terribili: è la dissacrazione del
tempio di Dio.
Abbiamo
individuato due livelli, come due strati nell'uomo e nella donna venduti al
peccato, la separazione del corpo dalla persona che frutta impurità, la
sostituzione della logica della comunione con la logica del dominio,
sostituzione che produce frutti di individualismo e di egoismo. Ma esiste uno
strato ancora più profondo di cui si nutrono sia l'albero dell'egoismo che
l'albero impurità?
Se
leggiamo attentamente Il racconto della prima tentazione, paradigma di ogni
tentazione, possiamo vedere a che cosa veramente Satana induce l'uomo. Certo,
direttamente ed immediatamente, alla disobbedienza. Tuttavia, come induce alla
disobbedienza? Inoculando nel cuore dell'uomo Il sospetto che Dio sia l'Amore
che dona. Quando l'uomo crede a questo sospetto, l'Alleanza e stata colpita da
infarto: e moribonda o anzi e già morta. Nel momento in cui Dio cessa di essere
sentito come Amore puro e gratuito. Egli diviene Il nemico che vuole impedire
la propria felicita piena. La creazione stessa cambia volto: da amica si
trasforma in nemica. La donna diventa per l'uomo ciò di cui potersi servire e
non più Il dono che Dio fa all'uomo. Insomma: l'incredulità che ha preso dimora
nel cuore genera frutti di morte perché rende l'uomo e la donna incapaci di
amare, cioè incapaci di costruire la comunione nel dono e di esprimere nel
corpo questa donazione.
Quando
questo uomo e questa donna ascoltano ciò che dice la Scrittura sul matrimonio,
come reagiscono? Essi sentono la Scrittura come un comandamento che si impone,
con la sua durezza allo loro libertà, un comandamento impossibile.
Ed
allora che cosa fanno? Lo “aggiustano”, lo “adattano”, si dice, alle concrete
esigenze dell'uomo. L'indissolubilità? Troppo Difficile: si può pensare ad una
qualche limitazione. L'Humanae vitae? Un'esagerazione, ciascuno segua la sua
coscienza. E così via. È terribile tutto questo: non ci si rende conto che
siamo ciechi che conducono altri ciechi, maestri che vogliono essere migliori
del maestro.
“Oggi
si è compiuta la Scrittura”. Cristo libera l'uomo dal terribile sospetto che
Satana ha inoculato nel suo cuore, rivelando l'infinita Misericordia del Padre:
Cristo libera l'uomo dalla sua incapacità di amare: Cristo libera l'uomo dalla
sua impurità.
2.2.
Come accade questa liberazione? Come Cristo compie la Scrittura ? Non certo in
primo luogo promulgando comandamenti più rigorosi. Se Egli si fosse limitato a
fare questo, avrebbe semplicemente accresciuto la disperazione umana. Che cosa
allora ha fatto? Ha perdonato i nostri peccati ed attraverso Il perdono ci ha
donato un cuore nuovo. Ecco come Cristo ha compiuto la Scrittura del
matrimonio. Molti sono i cammini che la S. Scrittura traccia per introdurci nel
mistero di questo compimento. Non possiamo percorrerli tutti. Dobbiamo
sceglierne solamente uno.
L'autore
della Lettera agli Efesini fa agli sposi una rivelazione sconvolgente. Egli sa
che Il matrimonio è stato voluto, pensato ed istituito da Dio stesso nella
creazione del primo uomo e della prima donna. Ma egli ci rivela nello Spirito
Santo che questo matrimonio in realtà era la prefigurazione di un altro Evento:
L'Evento che accadde sulla Croce, Il dono di amore che Cristo ha fatto di se
stesso. E così, Il matrimonio che si celebra dopo la morte e risurrezione di
Cristo, è la partecipazione reale di quell'Amore con cui Cristo ha donato se
stesso.
Che
cosa significa tutto questo? Significa che l'uomo e la donna che si sposano in
Cristo sono resi da Cristo stesso capaci di amare con lo stesso amore con cui
Egli ha amato: lo stesso amore, e della stessa qualità, anche se ovviamente di
grado diverso. Questa partecipazione avviene attraverso il dono dello Spirito.
Lo stesso Spirito, nel quale e sotto la mozione del quale Cristo ha offerto se
stesso sulla Croce, muove dall'interno gli sposi a donarsi reciprocamente in un
amore fedele e fecondo.
Abbiamo
concluso il secondo tempo della nostra riflessione. Ci eravamo chiesti: come
Cristo compie oggi la Scrittura del matrimonio? Il suo dono sulla Croce,
l'evento del suo Amore è sempre eucaristicamente presente nella Chiesa; in
forza del sacramento del matrimonio, gli sposi sono partecipi di questo Amore;
in forza di questa partecipazione sono capaci di vivere quel mistero di
comunione totale fra l'uomo e la donna, costituita dal dono di se stessi, che è
il matrimonio.
3. “... in voi che avete udito”
Gesù
ha compiuto la Scrittura del matrimonio. Per chi ha operato questo compimento?
Per chi ascolta. È l'ultimo tempo della nostra riflessione, quello in cui
dobbiamo parlare del dramma umano, del dramma di tanti uomini di oggi. Gesù
compie la Scrittura per chi, in colui che ascolta, in colui che obbedisce alla
sua Parola.
Ora
se noi osserviamo attentamente, vediamo che l'uomo oggi ha negato punto per
punto il Vangelo del matrimonio: questa è la nostra tragedia. Non si compie la
Scrittura in chi non ascolta.
Prima
negazione: non esiste una Scrittura del matrimonio, cioè una rivelazione di Dio
sul matrimonio.
Il
matrimonio è una pura invenzione umana, un mero prodotto della cultura. Opera
dell'uomo, esso dipende esclusivamente dall'uomo. Non c'è nulla nel matrimonio
che sia da considerarsi così stabile da non potersi mutare. Il fatto che si
chieda sempre più di considerare come vero e proprio matrimonio anche la
convivenza omosessuale, ci dice a quale profondità e giunta questa negazione.
Ma
procediamo più lentamente. Nel primo tempo della nostra riflessione abbiamo
visto gli elementi essenziali del disegno di Dio. La vocazione dell'uomo e
della donna alla comunione nel dono, il loro destino a realizzarsi nella
donazione, si inscrive nella loro reciprocità. Ebbene, questa originaria
struttura della persona umana è stata semplicemente negata. Il rapporto
originario fra l'uomo e la donna non è quello della reciprocità nella
uguaglianza della dignità. II rapporto originario è quello del conflitto,
poiché l'uomo nella sua struttura più intima non è una persona, ma un
individuo. Ogni rapporto con l'altro è sempre un incontro-scontro tra opposti
interessi. Che cosa è accaduto? L'uomo non vede se stesso nella luce della
parola di Dio, ma come lo ha ridotto il suo peccato. E scambia questa riduzione
con la sua verità.
Seconda
negazione: non esiste un compimento operato da Cristo. Nel Vangelo di Domenica
scorsa, Il Signore ci mette in guardia dalla illusione di pensare che Cristo
non abbia compiuto Il destino dell'uomo.
È la
illusione che si devono portare correttivi al Vangelo del matrimonio. È
l'illusione che per la salvezza dell'uomo sia necessario aggiungere o togliere
qualcosa al Vangelo: di solito togliere. È l'illusione, in una parola, che sia
data all'uomo e alla donna un'altra salvezza, fuori di Cristo, del loro
matrimonio.
Terza negazione: l'attitudine che salva non è l'ascolto obbediente della fede. Sono l'uomo e la donna che devono trovare la propria via di salvezza e percorrerla. Sono l'uomo e la donna che ritengono che la salvezza dell'uomo dipenda dall'uomo. Non accettano la grazia di Dio, di essere graziati e perdonati, perché non ritengono di averne bisogno. Abitando dentro la propria presunzione, la presunzione della propria giustizia, rendono vano il piano di Dio: per loro non risuona l'oggi del compimento. “Essi non possono entrare nella gioia del flauto e della danza di Cristo, perché non possono ascoltare il lutto ed il pianto del Battista: non hanno bisogno di conversione” (S. Fausti).
Proviamo ora a pensare alla presenza di tutte e tre queste negazioni nella stessa persona, nello stesso matrimonio. Qual'è il risultato? Matrimoni costruiti sulla sabbia di una propria supposta verità e non sulla roccia della Parola di Dio, che si consumano nella noia o nella disperazione del deserto di un egoismo a due incapace di donare la vita.
CONCLUSIONE
Avrei
desiderato continuare ancora il terzo tempo della nostra meditazione. Non e
possibile. Dobbiamo finire. E vorrei farlo ricordandovi semplicemente una
pagina del Vangelo, il racconto della lavanda dei piedi.
Che
cosa è chiesto a Pietro per avere parte alla vita eterna?
Solo
di lasciarsi amare, di non aver paura di un amore così grande. Non gli è
chiesto altro. Che cosa è chiesto all'uomo e alla donna che si sposano? Di
credere che oggi questa Scrittura del matrimonio si compie in chi si lascia
amare dall'infinita Misericordia del Padre.

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